Solo i morti hanno visto la fine della guerra (George Santayana)
Era dai tempi di Gomorra che non mi capitava di leggere qualcosa di così duro.
Se per certi versi il libro di Saviano fu per me come un pugno in pieno stomaco questo libro è stato un pugno in pieno volto: il primo, che comunque era un romanzo, mi ha impressionato per la crudezza della narrazione e per aver svelato alcuni retroscena di un tema comunque (ahinoi) noto; quest’ultimo invece mi ha dato proprio uno scossone.
Del conflitto israelo-palestinese ne sento parlare da quando sono nato e ormai è diventato come una sorta di rumore di fondo; dopotutto basta alzare un po’ il volume e anche il rumore di fondo sparisce…
E’ per questo che un libro come questo è importante: tiene desti.
Ora non voglio entrare nel merito di una questione che approfondirò e su cui scriverò ancora, resta il fatto che, indipendentemente dai punti di vista, leggendo questo libro non si può rimanere indifferenti e non si può non entrare in empatia con una popolazione di fatto così martoriata. L’invito che faccio a tutti è quindi, se non di leggere questo libro, quanto meno quello di non mettere la testa sotto la sabbia come gli struzzi…
Se una cosa va infatti riconosciuta a Vittorio è stato il suo impegno nel dare luce e voce ad un popolo ormai quasi inascoltato e, considerando che a questa causa ha dedicato la sua vita, oltre che il massimo rispetto gli dobbiamo un profondo ringraziamento.
Solo mettendo luce su quello che accade (lì come in qualsiasi altra parte del mondo) e tenendo alto il livello di conoscenza ed informazione si può pensare di ambire ad un briciolo di libertà.
Alla prossima